La Famosa Quota 100

Ormai è una specie di tormentone, chi ci sta governando in questo periodo lo sta dicendo in tutte le salse: SI ANDRA’ IN PENSIONE CON LA QUOTA 100.

COSA VUOL DIRE QUOTA 100?

Cioè si somma l’età e gli anni contributivi con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi. Ed anche qui è bene fare una piccola precisazione: mettiamo il caso che un lavoratore cominci a lavorare (e quindi a versare i contributi) a 20 anni, arrivato a 60 anni avrà avuto 40 anni di contributi (si intende continuativi) NON PUO’ ANDARE IN PENSIONE MA DEVE LAVORARE PER ALTRI DUE ANNI

COSA E’ CAMBIATO RISPETTO A PRIMA ?

Senza andare a sviscerare la riforma Fornero, si andava in pensione non prima dei 65 anni d’età e con almeno 35 anni di contributi.

E’ OBBLIGATORIO ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100?

Assolutamente no, ogni lavoratore matura il diritto alla pensione ma non per forza ci deve andare, può comunque andare a lavorare. E’ bene ricordare come la pensione che si riceve mensilmente dipende essenzialmene da due fattori: il cumulo dei contributi versati e la speranza di vita nel momento in cui si va in pensione, quindi è bene farsi due calcoli prima di ritirarsi dal lavoro

QUANTO CONVIENE ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100?

Sicuramente non è un affare, rispetto alla riforma Fornero, ci sono delle penalizzazioni che vanno possono arrivare anche al 10%. In questo link  sono spiegate le diverse versioni, però come spiegato prima la pensione che si riceve mensilmente dipende dal cumulo dei contributi e dalla speranza di vita al momento in cui si va in pensione, Pertanto se per esempio si va in pensione a 62 anni e 38 anni di contributi, rispetto al non andare a 65 con 41 di contributi la penalizzazione è piuttosto pesante. Ma si badi che non è una penalizzazione di tipo “legilastivo” ma semplicemente “matematica”. Se si va in pensione con 38 anni di contributi innanzitutto non si versano 3 anni di contributi che con la rivalutazione possono rappresentare dei bei “soldini” Inoltre se ammettiamo che la speranza di vita sia 85 anni nel primo caso il cumulo contributivo va spalmato su 23 anni, nel secondo caso su 20 quindi viene ridotta la pensione che si riceve ogni mese

COSA FARE QUINDI ?

Ognuno ha una soluzione diversa, quindi prima di prendere una decisione del genere è bene con un consulente sindacale o un CAF farsi due conti, aldilà dei soldi è bene riflettere sul tipo di vita che si vuole fare una volta andati in pensione, e su quello che si è risparmiato in precedenza

Lo Spread fa aumentare la rata dei mutui?

Lo spread (per quei pochi che non lo sapessero) è il differenziale di rendimento tra i BTP a 10 anni italiani e quelli di uguale durata tedeschi. Se la differenza è 300 per esempio la differenza di rendimento può arrivare a 3 punti base il che significa che lo Stato Italiano è costretto a pagare maggiori interessi e di conseguenza è maggiormente indebitato. Ovviamente parliamo dei BTP a tasso variabile.

Si fa un gran parlare in questi giorni di come l’aumento dello spread faccia aumentare la rata dei mutui. Anche in questo caso parliamo di mutui a tasso variabile perchè i mutui a tasso fisso non risentono delle variazioni di mercato ( ecco perchè all’inizio i mutui a tasso fisso convengono di meno rispetto a quelli variabili, ma di quest’aspetto ne parleremo in un prossimo articolo), però non tutti sanno che i mutui a tasso variabile hanno come riferimento il tasso EURIBOR: in poche parole è il tasso con il quale le banche si scambiano denaro, una sorta di fiducia reciproca delle banche o istituti di credito. In un periodo come questo in cui la Banca Centrale Europea (BCE) da anni sta immettendo sul mercato liquidità, il fatto che ci sia molta liquidità spinge questo tasso ad essere addirittura negativo, anche se vicino lo zero. Quindi per i mutui già in essere non c’è alcuna correlazione tra l’aumento dello spread e l’aumento della rata del mutuo a tasso variabile, questo nell’immediato, tutto dipende da cosa fa la BCE perchè è lei che cambia il tasso Euribor con l’immissione o la stretta di liquidità.

Il problema, o meglio la correlazione esiste nel momento in cui nascono nuovi mutui, perchè l’aumento del differenziale potrebbe rendere più oneroso per le banche la raccolta del denaro, soprattutto se è la stessa banca ad acquistare i titoli di Stato che essendo più “insicuri” porterebbe ad un appesantimento dei bilanci e pertanto il tasso sui mutui dovrà essere per forza più elevato

Abbiamo cercato di spiegare in maniera molto facile, ma non approssimativa, qualche dinamica che si può scatenare con l’aumento con lo spread, questo avviene in condizioni normali tralasciando tutte le dinamiche di marketing che qualsiasi istituto di credito potrebbe perseguire

Buoni Fruttiferi(?) Postali

In quest’articolo esamineremo il prodotto dei buoni fruttiferi postali che a quanto pare stanno tornando in voga.

Quest’articolo fa parte della categoria degli investimenti, anche se forse non è propriamente così: infatti quando un soggetto decide di investire decide di RISCHIARE una somma per avere un rendimento maggiore rispetto a quello che si può avere se quella somma la si investisse in un prodotto zero rischi come ad esempio i titoli di Stato.

Nel caso dei buoni fruttiferi postali più che investimento siamo di fronte a una tutela del risparmio, cioè si vuole togliere dal conto corrente una cifra per farla maturare senza correre grossi rischi ed avendola contemporaneamente sempre disponibile. E’ questo in sostanza il vantaggio di un BFP (Buono Fruttifero Postale) difatti esso ha dei rendimenti sicuri, ed in quanto sicuri sono bassi ed è molto difficile che superi quella soglia.

In fatto di sicurezza si può stare sicuri per l’appunto, infatti sono garantiti dalla Cassa Depositi e Presiti e garantiti dallo Stato Italiano (il che non rappresenta una sicurezza 100% ma al momento si può dire che lo Stato Italiano è solvibile). Inoltre questi strumenti godono di una fiscalità agevolata

In questo sito analizzeremo questo tipo di prodotti con l’ottica che non esistono prodotti buoni o cattivi, ma semplicemente prodotti idonei a determinati obiettivi. In questo caso la funzione dei BFP non è sicuramente quella pensionistica, in quanto l’accumulo deve essere vincolato nel tempo per far sì che i rendimenti possano essere alti e che si maturano nel tempo. Non è neanche quella di investimento puro come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, anche perchè la maturazione degli interessi tocca il 5% solo con l’avvento al ventesimo anno. La vera funzione è appunto quella di tutela di un risparmio, risparmio che può avvenire nel caso di minori dai regali si ricevono alla Comunione o Cresima, oppure da una vecchia “libretta” postale della nonna, insomma al posto di lasciare in banca una somma che non può far altro che marcire si può destinare a un BFP che può rappresentare un comodo parcheggio nel momento in cui questa somma dovesse essere decisiva per poter realizzare un qualche sogno nel cassetto, quindi in definitiva è bene mettere piccole cifre, sempre nell’ottica di lasciarle maturare nel tempo, l’importante è che si abbia la consapevolezza di non avere grossi rendimenti

Per altre info sui BFP ecco il link ufficiale 

Una buona pensione: un paio di regole d’oro

Ormai è risaputo che la pensione non te la da più lo Stato ma bisogna costruirsela da solo, e di colpo ci si trova in una jungla fatta di TFR di fondi pensione e piani di accumulo o di risparmio. Districarsi è un pò dura e non ci sono regole o buone prassi uguali per tutti, ma ognuno ha una situazione diversa, in base all’età o al proprio impiego

Nonostante ciò qui di seguito vi mostro giusto un paio di regole uguali per tutti che bisogna seguire per trovarsi impreparati

1- Innanzitutto bisogna partire dal fatto che alla pensione bisogna pensare da giovani, non dico a vent’anni ma a trent’anni è opportuno pensarci indipendentemente se il proprio impiego sia stabile o meno

2- Se il proprio impiego “non è stabile” ci sono i piani individuali pensionisti individuali a cui è possibile accedere anche se si è ufficialmente disoccupati, “l’importante è ca paghi”

3- Importantissimo sapere come viene destinato il proprio TFR, per saperne di più leggere l’articolo su questo sito in questione

4- La pensione è costituita da tre pilastri: quella pubblica, quella legata all’azienda (TFR e suoi derivati) e quella individuale (piani individuali di risparmio) è bene affrontare il problema della pensione su quest’ottica in modo tale da non perdersi nessuna opportunità di guadagno, ovviamente non bisogna svenarsi ma si ragiona sul tempo si possono ottenere ottimi rendimenti senza grossi impegni di spesa personali

5- Tenuto conto che si ragiona su un arco temporale di circa 30-35 anni non bisogna dimenticarsi che nel lungo periodo il comparto borsistico è il migliore, ripeto: SOLO SE SI RAGIONA NEL LUNGO PERIODO. Diffidate dai fondi che promettono un rendimento minimo garantito, primo perchè sono quasi fuorilegge ed inoltre nel lungo periodo questi fondi si impegnano a fare il minimo lasciando da parte grandi opportunità di guadagno che possono nascere senza intaccare il proprio capitale

Ce ne possono essere tante altre ma queste sono le più importanti che a prima vista sono banali ma che purtroppo non tutti seguono

Nei prossimi articoli esamineremo un bel pò di strumenti che servono per il risparmio pensionistico, partendo dalla differenza tra fondo pensionistico e piani individuali di risparmio

Destinazione TFR

“Destinazione paradiso” cantava Gianluca Grignani qualche decennio fa, la pensione per tutti i lavoratori rappresenta il paradiso ma arrivarci appunto a destinazione può costituire un tragitto lungo e pieno di difficoltà.

Comunque una volta terminato il percorso lavorativo oltre ad avere la pensione vera e propria c’era quella che un tempo veniva chiamata buonuscita e che nel linguaggio un pò più tecnico si chiama TFR ovviamente Trattamento di Fine Rapporto o liquidazione: in poche parole è quella indennità che spetta al datore di lavoro alla cessazione del servizio per qualsiasi causa, che viene finanziata attraverso un accantonamento annuo pari circa il 7% della retribuzione percepita. Dal 2007 questi accantonamenti non devono più rimanere all’interno dell’azienda dove presta servizio il lavoratore ma dove devono essere destinati a particolari fondi, la scelta di questi fondi non sempre è demandata al lavoratore, ma andiamo con ordine

I fondi in questione si chiamano fondi pensione che costituiscono una sorta di secondo pilastro della prestazione pensionistica il cui primo pilastro è dato da quella “statale” in base ai contributi INPS versati e il terzo da piani di accumulo. I fondi pensione si dividono principalmente in quattro categorie

  • Fondi Pensione Negoziali
  • Fondi Pensione Aperti
  • Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativi

I fondi pensione sia negoziali che aperti sono a contribuzione definita (cioè si sa quanto i lavoratori dovranno accumulare ) mentre non è definita la prestazione finale

E’ bene sapere che se il lavoratore non ha deciso dove destinare il TFR in maniera quasi automatica gli accantonamenti andranno ai fondi pensione negoziali o di categoria e la contribuzione sarà a carico del datore di lavoro, il lavoratore può scegliere un’altra strada ma in quel caso sarà il lavoratore stesso che avrà l’onere del versamento dei conferimenti 

Ma cosa sono i fondi pensione  negoziali e come funzionano?

CHI PUO’ ADERIRE? 

Essi sono destinati a specifiche categorie di lavoratori:

  • dipendenti privati che appartengono alla stessa categoria contrattuale, alla stessa impresa o gruppo di imprese, allo stesso territorio;
  • dipendenti pubblici che appartengono aspecifici comparti di contrattazione;
  • soci lavoratori di cooperative;
  • autonomi e liberi professionisti anche organizzati per aree professionali e territoriali

Trascorsi due anni dall’adesione, l’iscritto può chiedere il trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare senza sostenere oneri,

COMPARTI DI INVESTIMENTO 

Ogni iscritto può decidere il comparto di investimento in modo da confrontare i rendimenti, infatti per vedere se è redditizio un investimento non bisogna confrontare solo il rendimento ma bisogna anche vedere la volatilità ovvero il rischio. I comparti sono:

  • azionari (investono solo o principalmente in azioni);
  • bilanciati (che in linea di massima investono in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • obbligazionari (che investono solo o principalmente in obbligazioni);
  • garantiti (che offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento). (investono solo o principalmente in azioni);
  • bilanciati (che in linea di massima investono in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • obbligazionari (che investono solo o principalmente in obbligazioni);
  • garantiti (che offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento).

Quindi ad esempio se un fondo garantito fa il 5% ed uno azionario fa anche lui il 5%  il “migliore investimento” è quello garantito perché raggiunge lo stesso risultato ma con un rischio inferiore. Il rendimento è da intendersi rendimento al netto dei costi.

Ovviamente per decidere quale sia il fondo migliore è bene farsi fare da un consulente indipendente quella che si chiama la profilatura del rischio per capire quale sia il fondo più adatto

TRASPARENZA 

I fondi pensione negoziali hanno un regime di trasparenza in fase di comunicazione agli iscritti per conoscere la posizione di ogni iscritto

Le prestazioni sono garantite solo al momento della pensione e può essere data sia in forma di capitale che in forma di rendita vitalizia a patto che l’importo sia superiore all’assegno sociale, e lo vuole in forma di capitale lo può prendere solo per il 50%.

Riscatto parziale

Il riscatto parziale è previsto nella misura del 50% della posizione individuale maturata, nei casi di:

  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazioneper un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi;
  • ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

Riscatto totale

Il riscatto totale della posizione individuale maturata è previsto per:

  • invalidità permanente che comporta la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo
  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.

Il riscatto non può essere esercitato nei 5 anni precedenti la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari.

TRATTAZIONE FISCALE 

Durante la fase di accumulo è possibile dedurre dal reddito complessivo annuo i contributi versati al fondo pensione fino al limite di 5.164,57 euro.

VIGILANZA 

Tutti i Fondi pensione negoziali sono iscritti all’Albo dei fondi pensione e sono vigilati dalla COVIP.

 

Ecco quello che c’è da sapere sui fondi pensione negoziali che sono quelli che di default per tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, questo non vuol dire che i lavoratori sono obbligati a scegliere questo tipo di investimento, nei prossimi articoli faremo un’analisi degli altri tipi di investimento di stampo pensionistico.

L’importante è che ogni lavoratore si costruisca il secondo pilastro e che non si affidi solo ai contributi INPS versati

 

Mutua o polizza sanitaria ??

In questo spazio si cercherà di dare dei consigli per gestire al meglio il proprio denaro, grande o piccolo che sia, ovviamente il denaro si ottiene lavorando, o si lavora manualmente facendo sforzi fisici o mentali, ed anche chi dice di vivere di rendita la gestione della stessa può essere fonte di attività,

Per fare soldi pertanto bisogna lavorare, ma per lavorare bisogna avere un qualcosa che fa sì che la nostra vita sia davvero felice, ovvero la SALUTE

Ebbene sì è la salute la più importante preoccupazione delle persone, sia la propria che dei propri cari. E come viene “gestito” questo bene così importante? Se questa domanda la si fa al più comune degli “uomini della strada” egli vi risponderà che la salute è tutelata dallo Stato, però dopo un secondo si accorge (e ci accorgiamo tutti) che lo Stato negli ultimi anno questo bene così prezioso non lo sta tutelando: ospedali che sono ridimensionati, lunghissime viste d’attesa, quasi nessuna possibilità di seconda opinione per una diagnosi e chi più ne ha più ne metta. Cosa fare allora? Cercare di corrompere con le buone o con le cattive medici infermieri e tutto quanto ruota attorno al mondo della sanità o munirsi di strumenti che possano migliorare la nostra salute attraverso anche la prevenzione, senza che ci sia un esborso monetario importante

Gli strumenti di cui parlerò si chiamano MUTUA SANITARIA e POLIZZA SANITARIA, vediamo come utilizzare questi due strumenti, innanzitutto dicendo che uno non è migliore dell’altro ma ci sono periodi della vita o esigenze in cui è bene usare uno strumento al posto di un altro.

Detto ciò la polizza sanitaria è una polizza assicurativa e quindi c’è un contratto tra contraente/assicurato e assicuratore in cui il primo trasferisce il rischio al secondo, mentre nella mutua sanitaria si è soci e questo cambia un po’ le cose

Qui di seguito in sintesi le principali differenze

  • La Mutua sanitaria assiste i soci senza alcun limite d’età mentre la polizza sanitaria assicura i contraenti fino a un massimo di 75 anni
  • Al verificarsi di un sinistro la polizza sanitaria può recedere dal contratto cosa che non accade con la mutua sanitaria in cui è il solo socio a decidere se continuare a essere o meno socio
  • I massimali nelle polizze sono più alti rispetto a quelle delle mutue sanitarie, ma paradossalmente ( e poi capiremo meglio il perché) il premio è più basso

Da quest’ ultima osservazione possiamo già trarre una conclusione: se si è in età giovane ( sotto i 35 anni ) per tutelare la propria salute è bene dotarsi di una polizza sanitaria in cui dato anche il premio piuttosto basso (parliamo di 100-200 euro annui) essa può aiutare appunto i giovani che sono in caso di malattia o infortunio ricorrono ad interventi più o meno gravi che possono riportare allo status quo il proprio corpo

Con l’avanzare dell’età cambiano le esigenze e non solo ci si trova a dover tutelare la propria di salute ma anche quella dei propri cari, ed è in questo contesto che ci sono le mutue il cui costo superiore a quello delle polizze ( si va dai 1000 ai 1500 euri annui) va a tutelare i componenti di un’intera famiglia, senza tralasciare le varie visite specialistiche in cui una persona dai 35 anni in su può essere costretto a fare.

Un altro dato importante riguarda la detraibilità fiscale ed in questo è la mutua la soluzione migliore in quanto presenta il 19% di detraibilità fiscale cosa che non accade nella polizza

E’bene dire però che avere tutte e due non guasta, l’importante è che si sappia cosa copre uno e cosa copre l’altra, in pratica le mutue sono molto valide per prestazioni di vario genere che spesso si ripetono nel corso degli anni (creando un risparmio non indifferente) mentre la polizza copre solo nel caso di sinistro anche se le polizze sono comunque modulari

Se si ha una famiglia da proteggere è bene dotarsi di una mutua sanitaria, si ma quale? Ci sono quelle che davanti a un sinistro o ad una prestazione si affidano alle risorse presenti in Cassa, e queste sono quelle autogestite, e possono avere il rischio di non avere le risorse che servono per coprire i vari sinistri. Inoltre, e sono quelle maggiormente più affidabili, quelle  che ricorrono all’affidamento della gestione economica a una o più Compagnie di Assicurazione annullando così il rischio di incapienza rispetto ai sinistri subiti dagli associati grazie alla copertura assicurativa offerta da un soggetto assicurativo puro.

Ricapitolando:

  • Per tutelare la propria salute da giovani è bene dotarsi di una semplice polizza sanitaria
  • Con l’avanzare dell’età oltre ad avere un fisico che ha bisogne di continue visite ci si deve preoccupare di tutelare la propria famiglia ed in questo caso è bene dotarsi di una mutua assicuratrice
  • Come mutue assicuratrici è bene non scegliere quelle autogestite

Come polizze sanitarie c’è l’imbarazzo della scelta, l’importante è che con l’assicuratore non vi mettiate d’accordo tanto sui massimali (che più o meno sono sempre gli stessi) ma sul fatto di come avvengono i rimborsi dai sinistri,  le varie pratiche devono essere fatte in poco tempo e per di più all’indomani di un evento molto spiacevole, ed è quindi ottimale affidarsi ad un assicuratore in carne ed ossa e non fare procedure on line che spesso sono anche molto complicate

Per la mutue sanitarie per esperienza vi dico che la migliore è la MUTUALITAS, qui di seguito vi lascio sito ufficiale della società

il perchè di questo sito

Si parla di crisi, da troppo tempo, si parla del fatto che c’è sempre la difficoltà di arrivare a fine mese, ma siamo sicuri che gestiamo al meglio il nostro denaro? siamo sicuri che abbiamo degli obiettivi e che li stiamo pianificando al meglio? Siamo sicuri che i nostri cari siano protetti qualsiasi cosa accada? E cosa dobbiamo valutare per far sì che un investimento sia congeniale ai nostri obiettivi di guadagno o di vita

Queste e tante altre domande si propone di rispondere questo sito, seguendo la stella polare che non ci sono prodotti buoni ma prodotti idonei alle proprie esigenze

Chi cura questo sito è MICHELE FERILLI salentino osservatore della realtà economica sia delle famiglie, che dei single che delle imprese, osservazioni fatte con la lente del curioso che non si ferma alla realtà visibile ad occhio nudo ma cerca di capire il perchè

Ha le carte in regola per fare questo, infatti oltre ad aver lavorato in ambiti diversi ma sempre legati al mondo economico (dalla contabilità al turismo) ha i seguenti titoli:

  • dottore in Economia Finanza e Assicurazioni presso l’UNISALENTO nel marzo 2011
  • abilitazione all’esercizio di dottore commercialista nel maggio 2015
  • iscritto al RUI (Registro Unico Intermediari) n E000592023 sezione E nel febbraio 2018
  • EDUCATORE FINANZIARIO ALBO AIEF (www.aief.eu) con n 0391 nel giugno 2018

Quindi quando si parla di soldi ci si può fidare….