Posts By Michele Ferilli

Gli ETF – cosa sono ??

In questo sito abbiamo sempre detto come il tempo dell’investimento in Borsa fai da te, o l’investire in Borsa a mo’ di scommessa sia finito

Eppure se un soggetto in base alle conoscenze e competenze che ha a disposizione, decide che vuole investire  in un determinato mercato o indice (DOW JONES, NASDAQ e compagnia cantante…) può essere un valido strumento che è l’ETF

ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento o Sicav con due principali caratteristiche:

  • è negoziato in Borsa come un’azione;

  • ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce (benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva.

Un ETF riassume in sé le caratteristiche proprie di un fondo e di un’azione, consentendo agli investitori di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti:

  • diversificazione e riduzione del rischio proprie dei fondi;

  • flessibilità e trasparenza informativa della negoziazione in tempo reale delle azioni.

La particolarità riguarda il fatto che gli ETF replicano fedelmente l’andamento di un indice azionario oppure obbligazionario, di un indice del mercato immobiliare, di indici settoriali o di panieri di azioni/obbligazioni. La caratteristica peculiare dei fondi indice è quella che viene chiamata gestione passiva. I gestori del fondo, cioè, non acquistano quello che vogliono. Ma tengono nel portafoglio del fondo gli stessi titoli che compongono l’indice di riferimento (benchmark) e nel medesimo peso percentual

E’ ideale per Investitore difensivo: vuoi investire, ma limitare il più possibile i rischi

Quindi se c’è l’investitore o presunto tale, che dentro di sè pensa che, ad esempio, il mercato azionario asiatico avrà degli ottimi rendimenti in un’ottica che spesso si configura nel breve periodo, senza andare direttamente ad acquistare titoli che compongono l’indice desiderato può acquistare un ETF che fa sì di calmierare eventuali perdite che possono essere molto pesanti

Due parole sulle criptovalute

cosa sono:

Le criptovalute sono monete virtuali decentralizzate, ovvero non rientrano sotto il controllo di istituti finanziari o governi. Puoi investire o fare trading sulle criptovalute come su qualsiasi altra valuta.

Esistono diverse criptovalute e ognuna ha le proprie caratteristiche. Quelle con una capitalizzazione di mercato significativa sono: bitcoin, bitcoin cash, etherlitecoinripple e dash.

come funzionano

Si chiamano criptovalute perché la loro sicurezza è garantita da un sistema di protezione inattaccabile, attraverso una serie di calcoli complessi

Il bitcoin in sostanza è una serie numerica concatenata in maniera immutabile sotto forma di blocchi di bit all’interno di una catena (blockchain). Chi possiede Bitcoin conserva questa serie numerica su un indirizzo internet che serve per fare o ricevere pagamenti.

Il mining è il processo attraverso il quale viene realizzato tutto questo complesso meccanismo. I miners, o minatori, sono coloro che garantiscono questo iter informatico per la creazione delle monete, attraverso l’utilizzo di Pc sempre più potenti, e in compenso ricevono nuovi Bitcoin minati. 

Dove posso comprare Bitcoin e altre criptovalute?

Il modo più semplice per comprare criptomonete è affidarsi ad un servizio di wallet digitale, come Luno, Coinbase, Kraken o molti altri. Quasi tutti i servizi di questo tipo offrono un’app per smartphone che rende molto più semplice e diretta la gestione del proprio account. Con il proprio wallet, dopo un processo di verifica dell’identità, si possono inviare, ricevere e conservare Bitcoin e altre criptovalute.

Posso cambiare i miei Bitcoin in soldi veri?

Sì. I Bitcoin si possono scambiare con valuta tradizionale (e viceversa) in quasi tutti i paesi del mondo. Il modo più semplice per farlo è ricorrere ad una delle numerose piattaforme che facilitano le transazioni di compravendita di Bitcoin e altre criptomonete.

Le repentine oscillazioni di valore delle criptovalute, determinate dall’incrocio fra domanda e offerta e senza alcun intervento da parte di una autorità regolatrice, hanno contribuito in modo determinante a portare i riflettori su questo strumento, ma stanno anche sempre più conducendo gli utenti a considerarlo uno strumento di riserva di valore più che un mezzo per effettuare i pagamenti digitali. La diffusione di questi strumenti ha attirato anche l’attenzione di alcuni fondi di investimento che hanno iniziato ad allocare risorse su questi strumenti, facendo aumentare quindi il loro valore.

Le prossime prospettive per queste monete virtuali sono molto sfaccettate e su di esse regna notevole incertezza in quanto se da un lato in molti puntano sulla continuità di questo strumento, è altrettanto nutrita la schiera di coloro che sostengono che nel mondo delle criptovalute si assisterà ad una selezione darwiniana a fronte della quale continueranno ad esistere solo alcune delle oltre 1500 criptovalute attualmente in circolazione.

Comprare bitcoin è una buona idea?

Investire comporta sempre un margine di rischio, e senza dubbio le criptovalute sono uno tipo di investimento ancora poco conosciuto. Ma perché il valore dei bitcoin tende a crescere, o a decrescere, così rapidamente? La risposta è nella natura stessa della moneta. Ci sono aspetti tecnici e specificità che la rendono un fenomeno quantomeno affascinante: il numero di bitcoin disponibili è finito e prestabilito, per esempio, ma è solo una delle tante caratteristiche di questa valuta virtuale, ma non è tutto qui.

Come per ogni altra speculazione, i fattori in gioco sono molti. Senza dubbio, uno dei fattori fondamentali è il “passaparola” che generano, il cosiddetto word of mouth per usare un termine tecnico

Piccoli Trucchi per investire bene in Borsa

Partiamo subito con un concetto base dell’educazione finanziaria: si investe in Borsa se, per dirla in parole povere, SI HANNO SOLDI DA BUTTARE

Infatti il denaro, o meglio il risparmio per gestirlo al meglio deve soddisfare prima la propria salute (magari con prodotti assicurativi sulla propria persona) poi la pensione (o comunque quel periodo in cui non potremmo, o non vorremo, lavorare) e poi si può pensare a toglierci qualche soddisfazione.

Prima regola riguarda il FAI DA TE. L’era del fai da te dove uno investiva e disinvestiva denaro chiamando semplicemente la banca E’ FINITA. Oggi si investe tramite piattaforme (la più famosa è Bloomberg, oppure Plus500) e qui possiamo dare la seconda regola: CERCARE DI CAPIRE QUALE SIA LA PROPRIA PROPENSIONE AL RISCHIO. Propensione che viene calcolata in percentuale che si può permettersi di perdere sul capitale investito. Infatti queste piattaforme permettono attraverso algoritmi quali siano i migliori comparti in cui piazzare il risparmio in base alla propensione al rischio. Se la propensione è bassa, per esempio, la piattaforma investirà su titoli di Stato, prevalentemente.

La parola “prevalentemente” ci porta alla terza regola: DIFFERENZIARE. Per questo intervengono quelli che sono i fondi comuni di investimento o SICAV, nei prossimi articoli cercheremo meglio di capire meglio queste differenze. Comunque la differenziazione è una regola cardine, che dipende sempre dalla propria propensione al rischio

Un’ultima regola, almeno quelle basilari, poi per i trucchetti ne parleremo nei prossimi articoli, è il TEMPO. Mettetevi l’anima in pace: il mercato borsistico è lo strumento più redditizio per i propri risparmi, ma ad una condizione: che quel capitale investito abbia il tempo per dare i suoi frutti. Seguendo sempre la differenziazione, quel capitale attraverso le piattaforme nel tempo può cambiare comparto (es. da titoli tecnologici a immobiliari) e quindi sopperire a periodi di stress. Dall’inizio del secolo scorso si è notato come la Borsa abbia avuto picchi positivi ed improvvise impiccate, ma il trend è sempre stato in aumento, se volete speculare è un conto, ma se si vuole essere educati finanziariamente bisogna dare un tempo di almeno dieci anni affinchè quel capitale investivo abbia i propri frutti

Un’ape per entrare prima in pensione

Al livello pensionistico si sente tanto parlare tanto di APE, che sarebbe l’acronimo di Anticipo PEnsionistico, però esistono diversi tipi di APE, vediamo in breve le differenze per poter scegliere il giusto mezzo da utilizzare nel caso si voglia andare prima in pensione

APE VOLONTARIA: è un prestito corrisposto in quote mensili  fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Il prestito è coperto da un fondo di garanzia gestito dall’Inps. La sua restituzione avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia per una durata di venti  anni. L’anticipo finanziario può essere richiesto da dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi che oltre ai requisiti generali (63 anni di età e mancanza di più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia) siano in possesso del requisito contributivo minimo di venti anni e la cui pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’anticipo richiesto, sia pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minio dell’assicurazione generale obbligatoria

APE SOCIALE: E’ un’indennità corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici a favore dei soggetti che si trovano in particolari condizioni di bisogno. Ne possono beneficiare i soggetti che, oltre al requisito anagrafico dei 63 anni di età, abbiano un’anzianità di 30/36 anni. L’ape sociale è a carico dello Stato

APE AZIENDALE: E’ una prestazione di cui si fanno carico di datori di lavoro sulla base di un piano di ristrutturazione o di un accordo aziendale. I lavoratori, per poter accedere alla prestazione, devono possedere gli stessi requisiti previsti per l’Ape volontaria

Le tre definizioni sono state prese dall’inserto de IL SOLE 24ORE dal titolo COME COSTRUIRE LA PENSIONE andato in stampa nel febbraio 2018

In questo contesto sarebbe stato ideale parlare anche di RITA, ma ne parleremo nel prossimo articolo

Occhio alle assicurazioni sui mutui sulla casa

Fin dal primo articolo su questo sito/blog abbiamo detto che la salute è il bene più importante da tutelare, se non si è in salute non si lavora e se non si lavora non si fanno soldi..

Però si sa che nella vita siamo artefici del nostro destino fino  a questo punto, ed è bene fare delle scelte ponderate soprattutto nel momento in cui bisogna proteggere i propri affetti.

Nel momento in cui si decide di mettere su famiglia il primo pensiero di marito moglie e dei partner è quello della casa. Si sanno quali siano le difficoltà nell’ottenere un mutuo che quando lo si ottiene si chiudono gli occhi su tanti aspetti che sembrano marginali ma che a lungo andare possono costituire un’emorragia di denaro non indifferente

In questo caso parliamo dell’assicurazione che l’istituto di credito fa sottoscrivere al titolare del mutuo. Partiamo dal presupposto che assicurare la propria salute per poi poter permettere alla propria famiglia di preservare il bene più prezioso è cosa buona e giusta ed è bene che lo facciano entrambi i partner

Però bisogna stare attenti su un aspetto e vi chiederei di seguirmi nel ragionamento attraverso un esempio pratico:

Importo del mutuo: 100.000 euro

L’istituto di credito fa firmare (quasi a forza) una polizza assicurativa, e fin qui tutto bene, è giusto che sia obbligatorio, e mettiamo il caso che 180 euro l’anno

Questo premio viene pagato perchè l’importo è più che il bene è l’importo del mutuo, nel caso di specie che avviene quasi sempre, se dovesse accadere qualcosa al titolare del mutuo grazie a questa assicurazione il mutuo viene risolto e quindi gli altri componenti della famiglia (o i beneficiari ) hanno salvo il bene

Accade però che nel corso degli anni il mutuo viene regolarmente pagato, quindi l’importo del bene assicurato (il mutuo in questo caso ) diminuisca, però il titolare continui a pagare sempre quelle 180 euro, ED E’ QUI CHE SI VERIFICA LA PERDITA, una perdita che nel corso degli anni del mutuo può trasformarsi in voraggine

COSA FARE?

Partiamo col fatto che si può sottoscrivere polizze assicurative che sono slegate dal mutuo, però è scomodo e controproducente sottoscrivere polizze diverse man mano che il valore del mutuo diminuisce, allora è bene sottoscrivere delle polizze che sono slegate dal mutuo che abbiano un massimale almeno pari al valore del mutuo, perchè mettiamo il caso che dopo 10 anni il titolare del mutuo non possa più pagarlo nel momento in cui interviene l’assicurazione non solo si ha l’opportunità di pagare quello che rimane da pagare ma di avere anche un gruzzoletto che in quei casi lì rappresenta una manna dal cielo

Quindi il consiglio è quello di “assicurare” il mutuo attraverso una polizza che salvaguardi la propria capacità lavorativa, ovviamente è bene rivolgersi ad intermediari assicurativi indipendenti in modo da “farsi cucire su misura” il proprio abito assicurativo ideale

La Famosa Quota 100

Ormai è una specie di tormentone, chi ci sta governando in questo periodo lo sta dicendo in tutte le salse: SI ANDRA’ IN PENSIONE CON LA QUOTA 100.

COSA VUOL DIRE QUOTA 100?

Cioè si somma l’età e gli anni contributivi con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi. Ed anche qui è bene fare una piccola precisazione: mettiamo il caso che un lavoratore cominci a lavorare (e quindi a versare i contributi) a 20 anni, arrivato a 60 anni avrà avuto 40 anni di contributi (si intende continuativi) NON PUO’ ANDARE IN PENSIONE MA DEVE LAVORARE PER ALTRI DUE ANNI

COSA E’ CAMBIATO RISPETTO A PRIMA ?

Senza andare a sviscerare la riforma Fornero, si andava in pensione non prima dei 65 anni d’età e con almeno 35 anni di contributi.

E’ OBBLIGATORIO ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100?

Assolutamente no, ogni lavoratore matura il diritto alla pensione ma non per forza ci deve andare, può comunque andare a lavorare. E’ bene ricordare come la pensione che si riceve mensilmente dipende essenzialmene da due fattori: il cumulo dei contributi versati e la speranza di vita nel momento in cui si va in pensione, quindi è bene farsi due calcoli prima di ritirarsi dal lavoro

QUANTO CONVIENE ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100?

Sicuramente non è un affare, rispetto alla riforma Fornero, ci sono delle penalizzazioni che vanno possono arrivare anche al 10%. In questo link  sono spiegate le diverse versioni, però come spiegato prima la pensione che si riceve mensilmente dipende dal cumulo dei contributi e dalla speranza di vita al momento in cui si va in pensione, Pertanto se per esempio si va in pensione a 62 anni e 38 anni di contributi, rispetto al non andare a 65 con 41 di contributi la penalizzazione è piuttosto pesante. Ma si badi che non è una penalizzazione di tipo “legilastivo” ma semplicemente “matematica”. Se si va in pensione con 38 anni di contributi innanzitutto non si versano 3 anni di contributi che con la rivalutazione possono rappresentare dei bei “soldini” Inoltre se ammettiamo che la speranza di vita sia 85 anni nel primo caso il cumulo contributivo va spalmato su 23 anni, nel secondo caso su 20 quindi viene ridotta la pensione che si riceve ogni mese

COSA FARE QUINDI ?

Ognuno ha una soluzione diversa, quindi prima di prendere una decisione del genere è bene con un consulente sindacale o un CAF farsi due conti, aldilà dei soldi è bene riflettere sul tipo di vita che si vuole fare una volta andati in pensione, e su quello che si è risparmiato in precedenza

Lo Spread fa aumentare la rata dei mutui?

Lo spread (per quei pochi che non lo sapessero) è il differenziale di rendimento tra i BTP a 10 anni italiani e quelli di uguale durata tedeschi. Se la differenza è 300 per esempio la differenza di rendimento può arrivare a 3 punti base il che significa che lo Stato Italiano è costretto a pagare maggiori interessi e di conseguenza è maggiormente indebitato. Ovviamente parliamo dei BTP a tasso variabile.

Si fa un gran parlare in questi giorni di come l’aumento dello spread faccia aumentare la rata dei mutui. Anche in questo caso parliamo di mutui a tasso variabile perchè i mutui a tasso fisso non risentono delle variazioni di mercato ( ecco perchè all’inizio i mutui a tasso fisso convengono di meno rispetto a quelli variabili, ma di quest’aspetto ne parleremo in un prossimo articolo), però non tutti sanno che i mutui a tasso variabile hanno come riferimento il tasso EURIBOR: in poche parole è il tasso con il quale le banche si scambiano denaro, una sorta di fiducia reciproca delle banche o istituti di credito. In un periodo come questo in cui la Banca Centrale Europea (BCE) da anni sta immettendo sul mercato liquidità, il fatto che ci sia molta liquidità spinge questo tasso ad essere addirittura negativo, anche se vicino lo zero. Quindi per i mutui già in essere non c’è alcuna correlazione tra l’aumento dello spread e l’aumento della rata del mutuo a tasso variabile, questo nell’immediato, tutto dipende da cosa fa la BCE perchè è lei che cambia il tasso Euribor con l’immissione o la stretta di liquidità.

Il problema, o meglio la correlazione esiste nel momento in cui nascono nuovi mutui, perchè l’aumento del differenziale potrebbe rendere più oneroso per le banche la raccolta del denaro, soprattutto se è la stessa banca ad acquistare i titoli di Stato che essendo più “insicuri” porterebbe ad un appesantimento dei bilanci e pertanto il tasso sui mutui dovrà essere per forza più elevato

Abbiamo cercato di spiegare in maniera molto facile, ma non approssimativa, qualche dinamica che si può scatenare con l’aumento con lo spread, questo avviene in condizioni normali tralasciando tutte le dinamiche di marketing che qualsiasi istituto di credito potrebbe perseguire

Buoni Fruttiferi(?) Postali

In quest’articolo esamineremo il prodotto dei buoni fruttiferi postali che a quanto pare stanno tornando in voga.

Quest’articolo fa parte della categoria degli investimenti, anche se forse non è propriamente così: infatti quando un soggetto decide di investire decide di RISCHIARE una somma per avere un rendimento maggiore rispetto a quello che si può avere se quella somma la si investisse in un prodotto zero rischi come ad esempio i titoli di Stato.

Nel caso dei buoni fruttiferi postali più che investimento siamo di fronte a una tutela del risparmio, cioè si vuole togliere dal conto corrente una cifra per farla maturare senza correre grossi rischi ed avendola contemporaneamente sempre disponibile. E’ questo in sostanza il vantaggio di un BFP (Buono Fruttifero Postale) difatti esso ha dei rendimenti sicuri, ed in quanto sicuri sono bassi ed è molto difficile che superi quella soglia.

In fatto di sicurezza si può stare sicuri per l’appunto, infatti sono garantiti dalla Cassa Depositi e Presiti e garantiti dallo Stato Italiano (il che non rappresenta una sicurezza 100% ma al momento si può dire che lo Stato Italiano è solvibile). Inoltre questi strumenti godono di una fiscalità agevolata

In questo sito analizzeremo questo tipo di prodotti con l’ottica che non esistono prodotti buoni o cattivi, ma semplicemente prodotti idonei a determinati obiettivi. In questo caso la funzione dei BFP non è sicuramente quella pensionistica, in quanto l’accumulo deve essere vincolato nel tempo per far sì che i rendimenti possano essere alti e che si maturano nel tempo. Non è neanche quella di investimento puro come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, anche perchè la maturazione degli interessi tocca il 5% solo con l’avvento al ventesimo anno. La vera funzione è appunto quella di tutela di un risparmio, risparmio che può avvenire nel caso di minori dai regali si ricevono alla Comunione o Cresima, oppure da una vecchia “libretta” postale della nonna, insomma al posto di lasciare in banca una somma che non può far altro che marcire si può destinare a un BFP che può rappresentare un comodo parcheggio nel momento in cui questa somma dovesse essere decisiva per poter realizzare un qualche sogno nel cassetto, quindi in definitiva è bene mettere piccole cifre, sempre nell’ottica di lasciarle maturare nel tempo, l’importante è che si abbia la consapevolezza di non avere grossi rendimenti

Per altre info sui BFP ecco il link ufficiale 

Una buona pensione: un paio di regole d’oro

Ormai è risaputo che la pensione non te la da più lo Stato ma bisogna costruirsela da solo, e di colpo ci si trova in una jungla fatta di TFR di fondi pensione e piani di accumulo o di risparmio. Districarsi è un pò dura e non ci sono regole o buone prassi uguali per tutti, ma ognuno ha una situazione diversa, in base all’età o al proprio impiego

Nonostante ciò qui di seguito vi mostro giusto un paio di regole uguali per tutti che bisogna seguire per trovarsi impreparati

1- Innanzitutto bisogna partire dal fatto che alla pensione bisogna pensare da giovani, non dico a vent’anni ma a trent’anni è opportuno pensarci indipendentemente se il proprio impiego sia stabile o meno

2- Se il proprio impiego “non è stabile” ci sono i piani individuali pensionisti individuali a cui è possibile accedere anche se si è ufficialmente disoccupati, “l’importante è ca paghi”

3- Importantissimo sapere come viene destinato il proprio TFR, per saperne di più leggere l’articolo su questo sito in questione

4- La pensione è costituita da tre pilastri: quella pubblica, quella legata all’azienda (TFR e suoi derivati) e quella individuale (piani individuali di risparmio) è bene affrontare il problema della pensione su quest’ottica in modo tale da non perdersi nessuna opportunità di guadagno, ovviamente non bisogna svenarsi ma si ragiona sul tempo si possono ottenere ottimi rendimenti senza grossi impegni di spesa personali

5- Tenuto conto che si ragiona su un arco temporale di circa 30-35 anni non bisogna dimenticarsi che nel lungo periodo il comparto borsistico è il migliore, ripeto: SOLO SE SI RAGIONA NEL LUNGO PERIODO. Diffidate dai fondi che promettono un rendimento minimo garantito, primo perchè sono quasi fuorilegge ed inoltre nel lungo periodo questi fondi si impegnano a fare il minimo lasciando da parte grandi opportunità di guadagno che possono nascere senza intaccare il proprio capitale

Ce ne possono essere tante altre ma queste sono le più importanti che a prima vista sono banali ma che purtroppo non tutti seguono

Nei prossimi articoli esamineremo un bel pò di strumenti che servono per il risparmio pensionistico, partendo dalla differenza tra fondo pensionistico e piani individuali di risparmio

Destinazione TFR

“Destinazione paradiso” cantava Gianluca Grignani qualche decennio fa, la pensione per tutti i lavoratori rappresenta il paradiso ma arrivarci appunto a destinazione può costituire un tragitto lungo e pieno di difficoltà.

Comunque una volta terminato il percorso lavorativo oltre ad avere la pensione vera e propria c’era quella che un tempo veniva chiamata buonuscita e che nel linguaggio un pò più tecnico si chiama TFR ovviamente Trattamento di Fine Rapporto o liquidazione: in poche parole è quella indennità che spetta al datore di lavoro alla cessazione del servizio per qualsiasi causa, che viene finanziata attraverso un accantonamento annuo pari circa il 7% della retribuzione percepita. Dal 2007 questi accantonamenti non devono più rimanere all’interno dell’azienda dove presta servizio il lavoratore ma dove devono essere destinati a particolari fondi, la scelta di questi fondi non sempre è demandata al lavoratore, ma andiamo con ordine

I fondi in questione si chiamano fondi pensione che costituiscono una sorta di secondo pilastro della prestazione pensionistica il cui primo pilastro è dato da quella “statale” in base ai contributi INPS versati e il terzo da piani di accumulo. I fondi pensione si dividono principalmente in quattro categorie

  • Fondi Pensione Negoziali
  • Fondi Pensione Aperti
  • Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativi

I fondi pensione sia negoziali che aperti sono a contribuzione definita (cioè si sa quanto i lavoratori dovranno accumulare ) mentre non è definita la prestazione finale

E’ bene sapere che se il lavoratore non ha deciso dove destinare il TFR in maniera quasi automatica gli accantonamenti andranno ai fondi pensione negoziali o di categoria e la contribuzione sarà a carico del datore di lavoro, il lavoratore può scegliere un’altra strada ma in quel caso sarà il lavoratore stesso che avrà l’onere del versamento dei conferimenti 

Ma cosa sono i fondi pensione  negoziali e come funzionano?

CHI PUO’ ADERIRE? 

Essi sono destinati a specifiche categorie di lavoratori:

  • dipendenti privati che appartengono alla stessa categoria contrattuale, alla stessa impresa o gruppo di imprese, allo stesso territorio;
  • dipendenti pubblici che appartengono aspecifici comparti di contrattazione;
  • soci lavoratori di cooperative;
  • autonomi e liberi professionisti anche organizzati per aree professionali e territoriali

Trascorsi due anni dall’adesione, l’iscritto può chiedere il trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare senza sostenere oneri,

COMPARTI DI INVESTIMENTO 

Ogni iscritto può decidere il comparto di investimento in modo da confrontare i rendimenti, infatti per vedere se è redditizio un investimento non bisogna confrontare solo il rendimento ma bisogna anche vedere la volatilità ovvero il rischio. I comparti sono:

  • azionari (investono solo o principalmente in azioni);
  • bilanciati (che in linea di massima investono in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • obbligazionari (che investono solo o principalmente in obbligazioni);
  • garantiti (che offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento). (investono solo o principalmente in azioni);
  • bilanciati (che in linea di massima investono in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • obbligazionari (che investono solo o principalmente in obbligazioni);
  • garantiti (che offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento).

Quindi ad esempio se un fondo garantito fa il 5% ed uno azionario fa anche lui il 5%  il “migliore investimento” è quello garantito perché raggiunge lo stesso risultato ma con un rischio inferiore. Il rendimento è da intendersi rendimento al netto dei costi.

Ovviamente per decidere quale sia il fondo migliore è bene farsi fare da un consulente indipendente quella che si chiama la profilatura del rischio per capire quale sia il fondo più adatto

TRASPARENZA 

I fondi pensione negoziali hanno un regime di trasparenza in fase di comunicazione agli iscritti per conoscere la posizione di ogni iscritto

Le prestazioni sono garantite solo al momento della pensione e può essere data sia in forma di capitale che in forma di rendita vitalizia a patto che l’importo sia superiore all’assegno sociale, e lo vuole in forma di capitale lo può prendere solo per il 50%.

Riscatto parziale

Il riscatto parziale è previsto nella misura del 50% della posizione individuale maturata, nei casi di:

  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazioneper un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi;
  • ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

Riscatto totale

Il riscatto totale della posizione individuale maturata è previsto per:

  • invalidità permanente che comporta la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo
  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.

Il riscatto non può essere esercitato nei 5 anni precedenti la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari.

TRATTAZIONE FISCALE 

Durante la fase di accumulo è possibile dedurre dal reddito complessivo annuo i contributi versati al fondo pensione fino al limite di 5.164,57 euro.

VIGILANZA 

Tutti i Fondi pensione negoziali sono iscritti all’Albo dei fondi pensione e sono vigilati dalla COVIP.

 

Ecco quello che c’è da sapere sui fondi pensione negoziali che sono quelli che di default per tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, questo non vuol dire che i lavoratori sono obbligati a scegliere questo tipo di investimento, nei prossimi articoli faremo un’analisi degli altri tipi di investimento di stampo pensionistico.

L’importante è che ogni lavoratore si costruisca il secondo pilastro e che non si affidi solo ai contributi INPS versati