obiettivo PENSIONE

Un’ape per entrare prima in pensione

Al livello pensionistico si sente tanto parlare tanto di APE, che sarebbe l’acronimo di Anticipo PEnsionistico, però esistono diversi tipi di APE, vediamo in breve le differenze per poter scegliere il giusto mezzo da utilizzare nel caso si voglia andare prima in pensione

APE VOLONTARIA: è un prestito corrisposto in quote mensili  fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Il prestito è coperto da un fondo di garanzia gestito dall’Inps. La sua restituzione avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia per una durata di venti  anni. L’anticipo finanziario può essere richiesto da dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi che oltre ai requisiti generali (63 anni di età e mancanza di più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia) siano in possesso del requisito contributivo minimo di venti anni e la cui pensione, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’anticipo richiesto, sia pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minio dell’assicurazione generale obbligatoria

APE SOCIALE: E’ un’indennità corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici a favore dei soggetti che si trovano in particolari condizioni di bisogno. Ne possono beneficiare i soggetti che, oltre al requisito anagrafico dei 63 anni di età, abbiano un’anzianità di 30/36 anni. L’ape sociale è a carico dello Stato

APE AZIENDALE: E’ una prestazione di cui si fanno carico di datori di lavoro sulla base di un piano di ristrutturazione o di un accordo aziendale. I lavoratori, per poter accedere alla prestazione, devono possedere gli stessi requisiti previsti per l’Ape volontaria

Le tre definizioni sono state prese dall’inserto de IL SOLE 24ORE dal titolo COME COSTRUIRE LA PENSIONE andato in stampa nel febbraio 2018

In questo contesto sarebbe stato ideale parlare anche di RITA, ma ne parleremo nel prossimo articolo

La Famosa Quota 100

Ormai è una specie di tormentone, chi ci sta governando in questo periodo lo sta dicendo in tutte le salse: SI ANDRA’ IN PENSIONE CON LA QUOTA 100.

COSA VUOL DIRE QUOTA 100?

Cioè si somma l’età e gli anni contributivi con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi. Ed anche qui è bene fare una piccola precisazione: mettiamo il caso che un lavoratore cominci a lavorare (e quindi a versare i contributi) a 20 anni, arrivato a 60 anni avrà avuto 40 anni di contributi (si intende continuativi) NON PUO’ ANDARE IN PENSIONE MA DEVE LAVORARE PER ALTRI DUE ANNI

COSA E’ CAMBIATO RISPETTO A PRIMA ?

Senza andare a sviscerare la riforma Fornero, si andava in pensione non prima dei 65 anni d’età e con almeno 35 anni di contributi.

E’ OBBLIGATORIO ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100?

Assolutamente no, ogni lavoratore matura il diritto alla pensione ma non per forza ci deve andare, può comunque andare a lavorare. E’ bene ricordare come la pensione che si riceve mensilmente dipende essenzialmene da due fattori: il cumulo dei contributi versati e la speranza di vita nel momento in cui si va in pensione, quindi è bene farsi due calcoli prima di ritirarsi dal lavoro

QUANTO CONVIENE ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100?

Sicuramente non è un affare, rispetto alla riforma Fornero, ci sono delle penalizzazioni che vanno possono arrivare anche al 10%. In questo link  sono spiegate le diverse versioni, però come spiegato prima la pensione che si riceve mensilmente dipende dal cumulo dei contributi e dalla speranza di vita al momento in cui si va in pensione, Pertanto se per esempio si va in pensione a 62 anni e 38 anni di contributi, rispetto al non andare a 65 con 41 di contributi la penalizzazione è piuttosto pesante. Ma si badi che non è una penalizzazione di tipo “legilastivo” ma semplicemente “matematica”. Se si va in pensione con 38 anni di contributi innanzitutto non si versano 3 anni di contributi che con la rivalutazione possono rappresentare dei bei “soldini” Inoltre se ammettiamo che la speranza di vita sia 85 anni nel primo caso il cumulo contributivo va spalmato su 23 anni, nel secondo caso su 20 quindi viene ridotta la pensione che si riceve ogni mese

COSA FARE QUINDI ?

Ognuno ha una soluzione diversa, quindi prima di prendere una decisione del genere è bene con un consulente sindacale o un CAF farsi due conti, aldilà dei soldi è bene riflettere sul tipo di vita che si vuole fare una volta andati in pensione, e su quello che si è risparmiato in precedenza

Una buona pensione: un paio di regole d’oro

Ormai è risaputo che la pensione non te la da più lo Stato ma bisogna costruirsela da solo, e di colpo ci si trova in una jungla fatta di TFR di fondi pensione e piani di accumulo o di risparmio. Districarsi è un pò dura e non ci sono regole o buone prassi uguali per tutti, ma ognuno ha una situazione diversa, in base all’età o al proprio impiego

Nonostante ciò qui di seguito vi mostro giusto un paio di regole uguali per tutti che bisogna seguire per trovarsi impreparati

1- Innanzitutto bisogna partire dal fatto che alla pensione bisogna pensare da giovani, non dico a vent’anni ma a trent’anni è opportuno pensarci indipendentemente se il proprio impiego sia stabile o meno

2- Se il proprio impiego “non è stabile” ci sono i piani individuali pensionisti individuali a cui è possibile accedere anche se si è ufficialmente disoccupati, “l’importante è ca paghi”

3- Importantissimo sapere come viene destinato il proprio TFR, per saperne di più leggere l’articolo su questo sito in questione

4- La pensione è costituita da tre pilastri: quella pubblica, quella legata all’azienda (TFR e suoi derivati) e quella individuale (piani individuali di risparmio) è bene affrontare il problema della pensione su quest’ottica in modo tale da non perdersi nessuna opportunità di guadagno, ovviamente non bisogna svenarsi ma si ragiona sul tempo si possono ottenere ottimi rendimenti senza grossi impegni di spesa personali

5- Tenuto conto che si ragiona su un arco temporale di circa 30-35 anni non bisogna dimenticarsi che nel lungo periodo il comparto borsistico è il migliore, ripeto: SOLO SE SI RAGIONA NEL LUNGO PERIODO. Diffidate dai fondi che promettono un rendimento minimo garantito, primo perchè sono quasi fuorilegge ed inoltre nel lungo periodo questi fondi si impegnano a fare il minimo lasciando da parte grandi opportunità di guadagno che possono nascere senza intaccare il proprio capitale

Ce ne possono essere tante altre ma queste sono le più importanti che a prima vista sono banali ma che purtroppo non tutti seguono

Nei prossimi articoli esamineremo un bel pò di strumenti che servono per il risparmio pensionistico, partendo dalla differenza tra fondo pensionistico e piani individuali di risparmio

Destinazione TFR

“Destinazione paradiso” cantava Gianluca Grignani qualche decennio fa, la pensione per tutti i lavoratori rappresenta il paradiso ma arrivarci appunto a destinazione può costituire un tragitto lungo e pieno di difficoltà.

Comunque una volta terminato il percorso lavorativo oltre ad avere la pensione vera e propria c’era quella che un tempo veniva chiamata buonuscita e che nel linguaggio un pò più tecnico si chiama TFR ovviamente Trattamento di Fine Rapporto o liquidazione: in poche parole è quella indennità che spetta al datore di lavoro alla cessazione del servizio per qualsiasi causa, che viene finanziata attraverso un accantonamento annuo pari circa il 7% della retribuzione percepita. Dal 2007 questi accantonamenti non devono più rimanere all’interno dell’azienda dove presta servizio il lavoratore ma dove devono essere destinati a particolari fondi, la scelta di questi fondi non sempre è demandata al lavoratore, ma andiamo con ordine

I fondi in questione si chiamano fondi pensione che costituiscono una sorta di secondo pilastro della prestazione pensionistica il cui primo pilastro è dato da quella “statale” in base ai contributi INPS versati e il terzo da piani di accumulo. I fondi pensione si dividono principalmente in quattro categorie

  • Fondi Pensione Negoziali
  • Fondi Pensione Aperti
  • Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativi

I fondi pensione sia negoziali che aperti sono a contribuzione definita (cioè si sa quanto i lavoratori dovranno accumulare ) mentre non è definita la prestazione finale

E’ bene sapere che se il lavoratore non ha deciso dove destinare il TFR in maniera quasi automatica gli accantonamenti andranno ai fondi pensione negoziali o di categoria e la contribuzione sarà a carico del datore di lavoro, il lavoratore può scegliere un’altra strada ma in quel caso sarà il lavoratore stesso che avrà l’onere del versamento dei conferimenti 

Ma cosa sono i fondi pensione  negoziali e come funzionano?

CHI PUO’ ADERIRE? 

Essi sono destinati a specifiche categorie di lavoratori:

  • dipendenti privati che appartengono alla stessa categoria contrattuale, alla stessa impresa o gruppo di imprese, allo stesso territorio;
  • dipendenti pubblici che appartengono aspecifici comparti di contrattazione;
  • soci lavoratori di cooperative;
  • autonomi e liberi professionisti anche organizzati per aree professionali e territoriali

Trascorsi due anni dall’adesione, l’iscritto può chiedere il trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare senza sostenere oneri,

COMPARTI DI INVESTIMENTO 

Ogni iscritto può decidere il comparto di investimento in modo da confrontare i rendimenti, infatti per vedere se è redditizio un investimento non bisogna confrontare solo il rendimento ma bisogna anche vedere la volatilità ovvero il rischio. I comparti sono:

  • azionari (investono solo o principalmente in azioni);
  • bilanciati (che in linea di massima investono in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • obbligazionari (che investono solo o principalmente in obbligazioni);
  • garantiti (che offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento). (investono solo o principalmente in azioni);
  • bilanciati (che in linea di massima investono in azioni e in obbligazioni nella stessa percentuale);
  • obbligazionari (che investono solo o principalmente in obbligazioni);
  • garantiti (che offrono una garanzia di rendimento minimo o di restituzione del capitale versato al verificarsi di determinati eventi, ad esempio, al momento del pensionamento).

Quindi ad esempio se un fondo garantito fa il 5% ed uno azionario fa anche lui il 5%  il “migliore investimento” è quello garantito perché raggiunge lo stesso risultato ma con un rischio inferiore. Il rendimento è da intendersi rendimento al netto dei costi.

Ovviamente per decidere quale sia il fondo migliore è bene farsi fare da un consulente indipendente quella che si chiama la profilatura del rischio per capire quale sia il fondo più adatto

TRASPARENZA 

I fondi pensione negoziali hanno un regime di trasparenza in fase di comunicazione agli iscritti per conoscere la posizione di ogni iscritto

Le prestazioni sono garantite solo al momento della pensione e può essere data sia in forma di capitale che in forma di rendita vitalizia a patto che l’importo sia superiore all’assegno sociale, e lo vuole in forma di capitale lo può prendere solo per il 50%.

Riscatto parziale

Il riscatto parziale è previsto nella misura del 50% della posizione individuale maturata, nei casi di:

  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazioneper un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi;
  • ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

Riscatto totale

Il riscatto totale della posizione individuale maturata è previsto per:

  • invalidità permanente che comporta la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo
  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.

Il riscatto non può essere esercitato nei 5 anni precedenti la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari.

TRATTAZIONE FISCALE 

Durante la fase di accumulo è possibile dedurre dal reddito complessivo annuo i contributi versati al fondo pensione fino al limite di 5.164,57 euro.

VIGILANZA 

Tutti i Fondi pensione negoziali sono iscritti all’Albo dei fondi pensione e sono vigilati dalla COVIP.

 

Ecco quello che c’è da sapere sui fondi pensione negoziali che sono quelli che di default per tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, questo non vuol dire che i lavoratori sono obbligati a scegliere questo tipo di investimento, nei prossimi articoli faremo un’analisi degli altri tipi di investimento di stampo pensionistico.

L’importante è che ogni lavoratore si costruisca il secondo pilastro e che non si affidi solo ai contributi INPS versati